Piatto di tagliatelle con scaglie di tartufo, con mani poggiate sul tavolo pronte a mangiare sullo sfondo.

La cucina italiana, un patrimonio UNESCO da vivere a tavola

Tre pagnotte di pane “sciapo” artigianale infarinato su telo a righe color ecrù e rosso,  davanti a un muro in pietra.
Il pane “sciapo”

Senza sale, come in Toscana: una scelta nata da necessità storiche legate alla Guerra del Sale ma che ha creato un pane perfetto per esaltare i condimenti, come l’olio nuovo, e gli accompagnamenti, in particolare con la norcineria.

Torta al testo umbra cotta su un testo davanti al forno a legna acceso, con verdure grigliate in una ciotola.
La Torta al testo

Il nome deriva dal latino testum, che indica sia un mattone o una tegola, quanto il recipiente in terracotta che, riempito di braci ardenti, era utilizzato dai Romani per la cottura dei cibi, in particolare per il pane o per preparazioni simili a focacce. Oggi, non è “né pane né focaccia”: un impasto semplice, spesso non lievitato, cotto su una pietra o ghisa. Nata come cibo di sussistenza, oggi è uno dei cibi più famosi nel perugino, dove rappresenta il piatto conviviale per eccellenza, da farcire e condividere al centro della tavola.

Ricci di castagne e foglie secche sul prato sotto un grande albero, con bosco sullo sfondo. con bosco sullo sfondo.
L’albero del pane

Prima della diffusione su larga scala del grano, nelle zone montane umbre la castagna era una risorsa fondamentale: essiccata e macinata, era spesso trasformata in una sostanziosa farina utilizzata nella preparazione di pani e polente.

Zuppa di lenticchie con carote e patate, rosmarino e fetta di pane tostato su piatto decorato, vista dall’alto.
Zuppe, piatti di comunità

In Umbria le zuppe di legumi, come la fagiolina del Trasimeno o la roveja, e cereali, in particolare il farro, non sono mai piatti individuali: nascono per essere condivise. Venivano spesso preparate in grandi quantità e consumate insieme, rafforzando il valore della convivialità centrale nel riconoscimento UNESCO.

Mani che stendono la sfoglia di pasta con il mattarello su un tavolo di legno infarinato
La sfoglia “a culo mosso”

This curious and playful popular expression refers to the continuous and precise movement of the hips needed to stretch a hand-rolled pastry sheet to perfection.

Mucchio di strangozzi fatti a mano, poggiati su un tagliere di legno pronti per essere cucinati.
La pasta fatta in casa

Da un semplice impasto di farina e acqua, nascono alcuni formati di pasta tipici dell’Umbria, alcuni dei quali vantano origini così antiche da essere attribuite agli Etruschi. Il nome e la lavorazione cambia da zona a zona: dagli umbricelli perugini alle ciriole ternane, fino agli strangozzi spoletini, detti anche strozzapreti, nome popolare della storia legata all’epoca dello Stato Pontificio.

Mani che impastano farina e uova su un tavolo di legno per preparare la pasta fresca fatta in casa.
Le mani come unità di misura

“Quanto basta”, “a occhio”, “finché regge”. In molte ricette umbre non esistono dosi precise: il sapere passa attraverso l’esperienza, non attraverso la bilancia.

Mano che raccoglie erbe selvatiche da un campo incolto e le ripone in un cesto di vimini
Le erbe spontanee

Riconoscere, raccogliere e cucinare le erbe spontanee è un sapere tramandato oralmente da secoli, di cui resta memoria in alcune ricette tradizionali, come la fojata, il cui ripieno può essere realizzato con ogni erbetta di campo, ma da tradizione è base di strigoli.